Nelle vene della Sicilia, seguendo i passi di Dante e Virgilio: i pupi di Mimmo Cuticchio rileggono la Divina Commedia.
«Nel mio lavoro teatrale non ho mai inseguito le ricorrenze, a parte l’omaggio che ho voluto fare a Cervantes per i 400 anni dalla pubblicazione del Don Chisciotte e lo spettacolo per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Ma i 700 anni della morte di Dante Alighieri giungono in un anno particolare per l’umanità. E allora ho pensato che la sua straordinaria visione, la sua Commedia, che ci mostra tutte le miserie e le sofferenze umane è oggi più attuale che mai. Per questo, qualche mese fa, ho cominciato a immaginare un percorso nel poema dantesco e, come spesso accade, sono stati i miei pupi a venirmi incontro. Tra loro c’è sempre stato un personaggio uscito dalla penna di Ariosto, un cavaliere d’amore chiamato Ariodante, forse un omaggio che il poeta ha voluto fare all’autore della Divina Commedia, legando il suo nome al proprio. La sua tormentata storia d’amore con Ginevra di Scozia sembra ispirata a quella di Paolo e Francesca. Insomma, mi è sembrato naturale partire da questo personaggio, che oggi mi appare sotto una nuova luce. Ho immaginato che – avendo i pupi una vita propria – quando l’oprante puparo spegne le luci del suo teatro, Ariodante lasci il suo posto a fianco dei compagni e indossi il vestito di Dante, spinto dal desiderio di intraprendere un viaggio che, insieme a noi, sente il bisogno di ripercorrere. Sarà lui, quindi, nelle vesti del poeta, ad accompagnarci tra i gironi dell’Inferno, ovviamente insieme a Virgilio». (Mimmo Cuticchio)