Veit Helmer
Germania, Azerbaigian
2018
'90
'90
Leonie Geisinger, Veit Helmer
Felix Leiberg
Vincent Assmann
Cyril Morin
Batcho MakharadzeA goods train rolls through the broad, grassy plain that stretches away below the Caucasian mountains. In the driver‘s cabin: Nurlan, the train driver. Day in, day out he steers his train along the route that runs through a cramped suburb of Baku, where the train tracks are built so
Mehriban Effendi
Julian Cropp, Robert Jager
Predrag "Miki" Manojlovic, Denis Lavant, Chulpan Khamatova, Ismail Quluzade, Paz Vega, Frankie Wallach, Boriana Manoilova, Sayora Safarova, Manal Issa, Irmena Chichikova, Ia Shigliashvili
Veit Helmer, Shirin Hartmann, Tsiako Abedadze
Un treno merci passa attraverso i grandi prati sotto le montagne del Caucaso. Nella cabina Nurlan, il macchinista, guida il treno lungo il percorso che passa attraverso un angusto quartiere di Baku, dove il tracciato dei binari è così vicino alle case da corrispondere esattamente alla strada che separa tra loro i modesti edifici. La vita del quartiere si svolge sui binari: gli uomini bevono il tè seduti ai tavolini posti sulle rotaie, le donne stendono i panni su fili sospesi sopra il tracciato ferroviario. Quando il treno passa, gli abitanti si alzano, raccolgono frettolosamente i loro oggetti, scappano nelle case e tutto ciò che resta viene intercettato dalla carrozza guidata da Nurlan. Lui, a fine giornata, raccoglie gli oggetti rimasti attaccati al treno e li riporta ai loro legittimi proprietari: lenzuola, palloni, piume di pollo. L'ultimo giorno di lavoro, in procinto di andare in pensione, trova attaccato al tergicristalli un oggetto inusuale: un reggiseno. Nurlan lo mette nella sua valigia e lo porta nel villaggio di campagna in cui vive. Nei giorni a seguire, pensare alla donna che ha perso quel reggiseno gli toglie il sonno. La grande solitudine in cui vive lo spinge infine a mettersi alla ricerca della sua proprietaria: una ricerca che si rivelerà difficile, buffa, commovente, e che per lui finirà per coincidere con la ricerca dell'amore e dell'appartenenza.
AL CINEMA!
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«The Bra senza dubbio inizia come una commedia ma poi il protagonista, il macchinista Nurlan, incappa in esperienze che possiamo definire tragiche. Ma è anche una storia d'amore, una storia d'amore con un finale inatteso.
Ho scelto di fare un film senza dialoghi perché considero il parlato un modo per raccontare storie non-filmico. Il cinema è essenzialmente fatto di storie che vengono narrate attraverso immagini e suoni, ma non si può semplicemente eliminare i dialoghi dalla sceneggiatura. I film senza dialoghi devono essere concepiti proprio in quanto tali, questo comporta un lavoro notevole nella scrittura. Ma credo che il risultato sia qualcosa di unico per il pubblico che guarda il film».
Con il contributo di
Tokyo International Film Festival, Japan – Official Competition Hof IFF, Germany Tallinn Black Nights FF, Estonia German FF Moscow, Russia Goa IFFI, India Italian-Azeri-Filmfestival, Azerbaijan – Best International Film Belgrade IFF, Serbia Cinequest, USA - Best Feature Film: Comedy Sofia IFF, Bulgaria Berlin & Beyond, USA Mamers en Mars, France Annual Chicago EU Film Festival, USA Beijing IFF, China Europe on Screen, Indonesia Bari IFF, Italy Transilvania IFF, Romania Pula IFF, Croatia Shanghai IFF, China IndieBo, Colombia Durban IFF, South Africa Vukovar IFF, Croatia Bucheon International Fantastic FF (BIFAN), South Korea Palic IFF, Serbia Avanca FF, Portugal - Best Screenplay, Best Actor TwoRiversides- Festival, Poland Social World Film Festival, Italy - Best International Film Carl IFF, Sweden MV IFF, USA
Veit Helmer, nato nel 1968, ha diretto il suo primo film a 14 anni. Ancora prima del crollo del muro di Berlino, si è trasferito a Berlino Est per studiare regia teatrale. Nel 1991 ha cominciato a studiare alla Scuola di Cinema di Monaco. Dopo aver vinto diversi premi con cortometraggi, ha realizzato il suo primo lungometraggio nel 1999: Tuvalu, che è stato selezionato in oltre 60 festival e ha vinto 16 premi. Gate To Heaven (con Miki Manojlovic? and Udo Kier) è stato realizzato nel 2003 nella metropolitana dell'aeroporto di Francoforte. Behind the Couch (2005), sui casting a Hollywood, è stato il primo passo del regista verso la realizzazione di film documentari. Il Sundance Film Festival, nel 2008, ha ospitato l'anteprima internazionale del suo terzo lungometraggio, Absurdistan, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali. Il film successivo, Baikonur, del 2011, è stato girato nel cosmodromo (spazioporto) russo dell'omonima località in Kazakistan. Nel 2014 Veit Helmer ha diretto il film per bambini Fiddlesticks, selezionato in più di 95 festival e vincitore di 21 premi. Nel complesso, con i suoi film, ha vinto oltre 180 premi. Insegna visual storytelling in diverse scuole di cinema internazionali.