Frutto di un lavoro di ricerca e riprese durato sei anni, il film intreccia le spettacolari immagini delle competizioni con interviste intime a figure leggendarie del periodo, tra cui Willi Ninja, Pepper LaBeija e Venus Xtravaganza. Attraverso le loro testimonianze, la regista racconta queste comunità, approfondendo la struttura delle "houses" — vere e proprie famiglie scelte.
Le scene delle gare, dove i protagonisti si sfidano in sfilate di moda e nel voguing per aggiudicarsi i trofei, non sono solo momenti di spettacolo, ma rappresentano la risposta creativa e politica a un contesto sociale ostile. Esplorando la vita quotidiana delle artiste, il documentario porta alla luce le dure sfide affrontate dalla comunità LGBTQIA+, costantemente minacciata da razzismo, povertà, omofobia e dalla crisi dell'AIDS. Paris is Burning resta così una testimonianza fondamentale di resistenza, dove forme violente di ghettizzazione vengono trasformate in rivendicazioni ad alta voce e per creare nuove famiglie e comunità affini.