Il regista si confronta con il fratello più giovane, tossico dipendente, durante un viaggio in treno verso Auschwitz, pretesto per raccontare le difficili relazioni fra i due, con l'obiettivo di ritrovare una relazione perduta. «In viaggio si ride, si urla e si piange, ma soprattutto si parla… e alla fine si arriva. Auschwitz diventa quindi la meta di un percorso a ritroso nel tempo, scandito da vecchie riprese di famiglia. Nel luogo dell’anti umanità riusciamo a toccare la nostra umanità più autentica e profonda».