Waleed vive a Haifa con la moglie e i figli, e ha da poco deciso di reinventarsi come romanziere. La pagina bianca però lo tormenta assieme a una forte depressione che neanche la terapia sembra poter curare. La sua concentrazione non è aiutata da un nuovo vicino di casa, Jalal, all'apparenza amichevole eppure molesto e poco rispettoso. L'iniziale conflitto tra i due lascia gradualmente spazio a un rapporto più sfaccettato, alimentato dall'evidente curiosità dei due uomini per i tanti non detti delle rispettive vite. L'elemento politico nel cinema di Haj, che si è formata come scenografa tra gli altri per Elia Suleiman, è sempre un riflesso della dimensione domestica più che un discorso esterno di massimi sistemi. Eppure c'è nei suoi film un distinto orgoglio rivendicativo della cultura e dell'esperienza palestinese. La città che fa da sfondo alla storia non è luogo di integrazione e convivenza, ma un malinconico simulacro di una condizione esistenziale, da cui viene mutuato anche la mescolanza di registri, con delle punte di commedia e di assurdo a bilanciare un sottotesto ben più amaro.