Silvana, Adele, Enzo e Fabio erano adolescenti napoletani nel documentario Intervista a mia Madre , tredici anni dopo sono giovani inquieti e perplessi ne Le cose belle . I tre 'interpreti' stabiliscono un contatto forte con Napoli, di cui incarnarono la possibilità futura di crescita e di cui testimoniano adesso lo smarrimento. Attraverso una relazione molto articolata tra testa e cuore, il film di Ferrente e Piperno registra il loro presente e richiama il loro immediato passato. Le cose belle riflette sulla realtà sociale e culturale di Napoli, interrogando e facendosi interrogare da quattro ragazzi che volevano tante cose belle, quelle che si augurano alle persone congedandosi da loro, quelle che anche i napoletani pronunciano in italiano perché siano comprensibili e annuncio di buon auspicio.