Mathilde dal nome stendhaliano ritrova sette anni dopo l'uomo che aveva amato fin quasi a soccombere: entrambi vivono in belle case vicine, dentro simili vite serene, eppure l'incontro sarà fatale. «Spero che il pubblico non prenda parte, che li ami entrambi come li amo io»: ma come sempre per Truffaut, anche questa è storia di uno squilibrio passionale, e pur nella tragedia che accomuna, la disfatta (amorosa) è della donna.
«Mettere di fronte un uomo e una donna che si sono già amati nel passato è un tema che ho in testa da molti anni e sul quale prendevo degli appunti. [...]Semplicemente, mi occorreva trovare la coppia ideale... Quando alla serata dei César del 1980 ebbi occasione di vedere, fianco a fianco, Fanny Ardant e Gérard Depardieu, ebbi la sensazione che cinematograficamente quella fosse una bella coppia, due figure alte, il biondo e la bruna, un uomo apparentemente semplice ma complicato, una donna apparentemente complicata ma semplice come un arrivederci. L'idea di La signora della porta accanto era nata e si faceva strada: si annunciava un nuovo film». (François Truffaut)