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Indesiderabili

Indesiderabili

Video, , Lingua: italiano, francese, tedesco, Sottotitoli: italiano

Regia: Chiara Cremaschi

Sceneggiatura: Chiara Cremaschi e Paola Rota

Fotografia: Andrea Zambelli

Montaggio: Ilaria Fraioli

Musica: Carlo Cremaschi e Simone Trevisan

Interpreti: Testimonianze di: Baldina Di Vittorio, Giulietta Lina Fibbi, Lenka Reinerova, Pauline Talens-Péri
Voci narranti: Camilla Filippi, Valentina Gaia, Angelique Cavallari, Barbara Totzauer, da un’idea di Bernardo Milano


Produzione: Ines Vasiljevic e Emanuele Nespeca per La Fabbrichetta, con il sostegno di Associazione Casa Di Vittorio, Regione Puglia - Assessorato al Mediterraneo e alle Attività Culturali, Comune di Cerignola e CGIL nazionale, in collaborazione con L’associazione Casa di Vittorio

Distribuzione: Lab 80 film


Durata: 52' / Anno: 2010 / Nazione: Italia


Rieucros è un piccolo paese del sud della Francia, nella regione della Lozere. In applicazione del decreto di legge del 12/11/1938 riguardante gli stranieri, diventa la sede del primo campo di internamento in Francia. Immediatamente vi vengono portati uomini classificati come “Indesirables”: sono esuli politici stranieri ed ebrei tedeschi anti-nazisti. Alla fine della guerra di Spagna arrivano anche i "Brigadistes", sono i rifugiati repubblicani. Nell’ottobre 1939 Rieucros diventa un campo femminile. Gli uomini vengono mandati al campo di Vernet, il più repressivo dei campi francesi. Il primo giro di arresti fa arrivare a Rieucros una maggioranza di emigrate tedesche- arrestate a Parigi dopo la dichiarazione di guerra- per la maggior parte appartenenti al Partito Comunista.
Nell’inverno 1939-40 sono internate donne di 25 nazionalità, tutte considerate “Suspectes”, cioè “responsabili della crisi economica, sociale e politica attraversata dalla Francia”.
Al campo le donne patiscono fame, freddo e vivono in condizioni igieniche deplorevoli. Ma non viene mai praticata la tortura né l’omicidio sistematico. Il governo ci tiene a differenziarsi da un campo di concentramento nazista.
Durante la giornata, le donne lavorano alla realizzazione di accessori: utilizzano la rafia per confezionare borse, cinture, sandali, e lavorano il legno per creare bottoni, venduti poi da un commerciante di Mende. Il tempo libero lo utilizzano organizzando tra loro dei corsi, soprattutto di lingua. Baldina Di Vittorio al campo impara inglese e tedesco, Giulietta Fibbi perfeziona il suo italiano, altre imparano spagnolo, russo, Teresa Noce insegna anche storia politica e del partito comunista.
Durante le feste le prigioniere inventano poesie, canzoni, sketches. Organizzano uno spettacolo teatrale: "Blanche-Neige à Rieucros", parodia della collaborazione franco-tedesca; e durante la festa della mamma nel 1941 viene cantata una ninna nanna in tutte le lingue presenti al campo. La festa si trasforma in una manifestazione politica in cui si grida: “Liberate le mamme!”
Oggi, se chiedi la strada per arrivare a Rieucros, ti rispondono: “A parte una stele, non c’è niente da vedere”. E infatti non c’è più nulla, solo una stele con la scritta: “Qui vissero nel 1939-1942 in un campo di concentramento delle donne antifasciste rifugiate nella nostra terra. Tra loro le tedesche e le Polacche furono deportate ad Auschwitz da cui non sono mai più tornate. Onore alla loro memoria.”
Baldina Di Vittorio e Giulietta Fibbi nel campo di Rieucros hanno compiuto 20 anni. Sono arrivate al campo perché ritenute “Sospette”, entrambe provenivano da famiglie di esuli italiani antifascisti e si sospettava collaborassero in prima persona con gruppi di matrice comunista. Al campo hanno condiviso il quotidiano con altre donne, il freddo, la fame e la voglia di restare lucide e vive, studiando, confrontandosi.
Il filo conduttore è la voce recitata del testo di Teresa Noce, il libro autobiografico “Rivoluzionaria Professionale”, in cui dedica un lungo capitolo alla sua detenzione a Rieucros.

Rieucros is a small village in Southern France, in the Lozère region. In keeping with a law on foreigners, passed on 12 November 1938, Rieucros became the first internment camp in France. Undesirables were immediately brought there, such as foreign political exiles and German anti-Nazi Jews. At the end of the Spanish war a number of “Brigadistes”, Republican refugees, were also brought there. In October 1939, Rieucros became a female camp, whereas men were taken to Vernet, the most repressive camp in France. The first raids brought a number of German emigrant women to Rieucros. Arrested in Paris, they were mostly members of the Communist party.
In winter 1939-40, women from 25 nationalities were interned, all of them deemed “Suspectes”, that is, held “responsible for France’s financial, social and political crisis”.
These women will suffer hunger and cold and will live in terrible hygienic conditions; however, they will never be tortured or killed. The French government was proud about Rieucros being different from a Nazi camp.
During the day, these women used to work at manufacturing accessories such as bags, belts, sandals made of raffia and wooden buttons, which were later sold by a Mende dealer. In their spare time they used to organise language courses. Baldina Di Vittorio learnt English and German; Giulietta Fibbi improved her Italian; others learnt Spanish and Russian; Teresa Noe offered lessons in political history and history of the Communist party.
During holidays the inmates used to write poems, songs and little sketches. They also organised a performance called Snow White in Rieucros, a parody of French-German collaborationism. On the occasion of Mother’s day, 1941, a lullaby was sung in all the different languages represented in the camp, and the occasion became a political manifestation for “Mums’ freedom”.
Nowadays, if you ask for directions to reach Rieucros, you will be told something like “There’s a sign, but little else”. As a matter of fact, nothing is left, apart from a stone commemorating “Antifascist women that sought refuge in our land lived in this concentration camp between 1939 and 1942. The German and the Polish were taken to Auschwitz and never came back. May their memory be honoured”.
Baldina Di Vittorio and Giulietta Fibbi turned 20 at Rieucros camp. They were brought there as “Suspectes”; both from antifascist Italian families, they were suspected of being directly involved in communist groups. At the camp, they shared their everyday life with other women: shared the cold and hunger, but also a desire to stay alive and aware, to analyse things, and to confront with each other.


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